Archivio mensile:aprile 2019

  • Calze Elastiche per lo Sport: quando e perché sono utili?

    Quando si pensi alla circolazione durante l’attività sportiva, l’attenzione è usualmente rivolta alle arterie. Sono queste, infatti, che forniscono benzina ai muscoli sotto forma di ossigeno e sostanze nutritive proporzionalmente all’intensità e alla durata dello sforzo.

    Nel corso di un esercizio muscolare la quantità di sangue pompata dal cuore nelle arterie può aumentare sino a 20;

    Varici da atleta, evidenti ma non per forza patologiche.

    questo grazie all’aumento del numero e della quantità di sangue espulsa per ogni battito. Nelle vene, poi, questo aumento di portata aumenta di circa 4-5 volte.

    Le vene sono molte di più delle arterie: basti pensare che ogni arteria ha almeno due vene satelliti il cui diametro è anche superiore. Le vene, inoltre, sono capaci di adattarsi facilmente alle diverse esigenze della circolazione, restringendosi o dilatandosi secondo la necessità.

    Alcuni sport sono in grado più di altri di provocare sovraccarico del sistema venoso: tra questi c’è sicuramente la pesistica (sollevamento pesi), gli sport che comportano violente e improvvise variazioni di direzione e velocità come il tennis o il calcio, o ancora attività che richiedono di assumere particolari posizioni come il ciclismo.

    In alcuni casi, soprattutto proprio nelle gambe dei ciclisti, arrivano a comparire le vene da atleta, dilatate ma raramente varicose.

    I portatori di varici o di patologie venose maggiori dovrebbero consultare preventivamente uno Specialista per valutare la opportunità di indossare una calza elastica durante l’attività sportiva, ma questo provvedimento sembra favorevole anche nei non malati!

    Ma quali effetti potrebbero avere delle calze elastiche indossate da atleti durante una loro performance? Può una calza elastica migliorare la performance muscolare dell’atto atletico? Ed eventualmente in quali sport?

    Il test al cicloergometro può simulare uno sforzo in laboratorio ma i risultati devono essere confermati da test “sul campo”.

    Tempo addietro potemmo dimostrare che una calza elastica non solo era in grado di modificare il flusso di sangue anche in persone senza evidenti malattie delle vene, ma anche che si potevano cogliere modifiche della funzionalità cardiaca, del carico di lavoro sviluppato durante uno sforzo, così come un miglioramento della sensazione di stanchezza accusata dall’atleta.

    Quei dati erano ovviamente sperimentali, ottenuti in condizioni controllate in laboratorio, quindi in condizioni ideali e difficilmente riproducibili nella attività di tutti i giorni.

    Nel corso degli anni, però, la situazione è evoluta: dal punto di vista tecnico sono state studiate e messe in commercio calze dedicate allo sport con differenti livelli e profili di compressione, confezionate inoltre con tessuti tecnici in grado di favorire la dispersione del calore e della sudorazione. La sperimentazione, poi, si è spostata sul campo dimostrando sicura efficacia soprattutto negli sport di durata e di resistenza, favorendo la performance ma soprattutto il recupero dopo sforzo; quest’ultimo aspetto è molto importante in caso di situazioni che prevedano, come nel ciclismo, la ripetizione per più giorni consecutivi di gare di durata. In ogni caso si deve sempre ricordare che una calza elastica può essere utile ma che se mal indossata o non indicata può anche far danni. È sempre fondamentale, quindi, rivolgersi al proprio Medico di riferimento ed evitare iniziative personali!

  • Trombosi ed edema del viaggiatore: perché usare calze compressive durante lunghi viaggi?

    Forse più di venti anni fa fece scalpore uno studio pubblicato da anatomo-patologi inglesi di un ospedale vicino all’aeroporto più importante di Londra, già allora tra i più trafficati del mondo, che dimostrava un discreto numero di decessi per embolia polmonare tra i passeggeri reduci da voli internazionali di lunga durata. Si affermò così il concetto di “trombosi del viaggiatore” detta anche “sindrome da classe economica” in quanto pare fosse più frequente tra coloro che occupavano i sedili più scomodi.

    Ma di che cosa si tratta?

    Le trombosi venose, altrimenti dette “flebiti” in passato, sono malattie che consistono nella coagulazione del sangue all’interno della vena, il cosiddetto “trombo”. Una parte di questo, oltre a dare disturbi locali, può distaccarsi e arrivare al cuore dove, interrompendo bruscamente la circolazione, e se abbastanza grosso in grado di causare una morte improvvisa. Per fortuna la maggior parte delle volte la situazione non è così drammatica!

    Non è questa la sede per analizzare tutte le cause di trombosi, si sa però che anche la prolungata immobilità in posizione seduta può essere alla base del loro sviluppo.

    Se ci si pensa in posizione seduta le gambe si piegano al ginocchio e all’inguine e questo avviene anche per le vene che scorrono al di sotto di queste articolazioni, ostacolando almeno parzialmente il flusso del sangue. Lo stare a lungo seduti inoltre non mette in funzione le famose pompe venose che fanno si che il sangue scorra dal basso verso l’alto. E per di più la situazione ambientale dei viaggi aerei con aria secca tende a provocare una disidratazione che in qualche modo “concentra” il sangue rendendolo meno fluido. Tutte situazioni, queste, che possono favorire una trombosi o comunque un rallentamento della velocità di scorrimento del sangue nelle vene, i quali a loro volta provocano edema e gonfiore delle gambe.

    Come si previene?

    Se le gambe gonfie sono abbastanza frequenti, per fortuna le trombosi lo sono molto meno e da tempo si sa che con pochi e intelligenti accorgimenti si possono controllare entrambi. Si deve a ricerche italiane la dimostrazione che indossare una calza elastica tipo gambaletto di I classe di compressione (18 mm Hg alla caviglia) è in grado di ridurre molto la possibilità di sviluppare trombosi ed edema della gambe. È fondamentale inoltre alzarsi dal posto almeno ogni paio d’ore e camminare nel corridoio tra i sedili, oltre che fare periodicamente movimenti delle caviglie (tipo pedale di macchina da cucire o rotazioni), evitare di indossare indumenti troppo stretti, e bere molti liquidi, soprattutto acqua, evitando gli alcolici che a loro volta possono favorire la disidratazione.

    Alcune considerazioni sul tipo di viaggio.

    La sindrome da classe economica è stata descritta per viaggi aerei, ma solo se prolungati, si dice superiori alle 4-5 ore. Però e stata sviluppata anche da un Presidente degli Stati Uniti in volo sull’Air Force 1, che certo non credo lo abbia costretto alla classe economica. Può capitare anche in caso di viaggi in auto, treno, autobus di durata analoga per cui valgono i consigli dati sopra!

    Chi invece avesse già sofferto di trombosi in passato e volesse fare un viaggio deve consultarsi prima con lo specialista di riferimento per decidere la migliore strategia preventiva!

  • Clima e insufficienza venosa: perché indossare calze elastiche in primavera.

    Le torride estati che ci hanno accompagnato negli ultimi anni ci hanno fatto prendere coscienza di quanto sia importante la relazione tra malattie e clima. La cronaca ci ha drammaticamente ricordato come l’eccesso di calore possa rappresentare per i portatori di varie malattie un evento di gravissima portata e potenzialmente fatale per i Pazienti più fragili.

    Per fortuna, salvo per situazioni del tutto particolari, le malattie delle vene non comportano rischi per la vita, ma sicuramente possono peggiorarne molto la qualità.

    Da sempre ogni primavera gli studi medici e gli ambulatori di angiologia e chirurgia vascolare si affollano di pazienti che accusano sintomi alle gambe riferibili in qualche modo a un quadro di insufficienza venosa. In flebologia il problema climatico non è certo di secondaria importanza. Non dobbiamo dimenticare infatti che la pelle delle nostre gambe, così come quella di tutto il nostro corpo, si comporta come un enorme radiatore che in estate tende a disperdere calore grazie proprio alla ricca vascolarizzazione presente subito sotto la sua superficie. Nei mesi caldi quindi ci si deve attendere una maggiore congestione del sistema venoso superficiale che nei portatori di insufficienza venosa cronica darà di conseguenza più sintomi.

    Oltre al clima atmosferico, ormai esercitano una pesante influenza anche le condizioni climatiche dell’ambiente domestico e lavorativo (eccesso di riscaldamento invernale, condizionamento estivo), situazioni di prolungata stazione eretta o seduta, abitudine all'attività fisica o sedentarietà, presenza di altre malattie concomitanti…

     

    Ma quali i sintomi più frequentemente accusati?

    Pesantezza e senso di calore, accompagnati da considerazioni di tipo estetico, sono più frequenti nella donna, sedentaria, sovrappeso, di età più avanzata. La residenza in regioni calde sembra comunque aumentare la prevalenza di segni e sintomi.

    Le prospettive climatiche globali purtroppo non sembrano porci speranze di miglioramento della situazione nei prossimi anni. Probabilmente dovremo aspettarci estati sempre più estreme con eccezionali eventi climatici improvvisi.

    La prevenzione in flebologia rimane in questa prospettiva l’unica arma di un certo rilievo. L’attività fisica – il famoso “usare le gambe” – e il mantenimento o il raggiungimento del peso ideale sono alla base di ogni eventuale successiva decisione terapeutica.

    La somministrazione di farmaci attivi sul sistema venoso e la prescrizione di una calza elastica a compressione graduata che tenga conto di questi problemi consentendone eventualmente l’uso anche e nonostante il caldo per esempio grazie a tessuti particolarmente traspiranti.

  • Calze Elastiche: Taglia e Indossabilità.

    La differenza tra le cosiddette calze riposanti o di supporto e calze terapeutiche è veramente importante!

    Già a livello produttivo si differenziano per il sistema di confezionamento del filato: la calza riposante è genericamente confezionata con un unico filato intrecciato su se stesso (l’ordito) mentre la calza terapeutica è composta da due differenti filati (ordito e trama). La trama è responsabile della trasmissione controllata e misurabile della compressione. Le calze terapeutiche inoltre vengono realizzate in base a precisi parametri di misura rispetto all’anatomia ed alla compressione che dovrà trasmettere.

    Come scegliere la taglia corretta?

    La scelta stessa della taglia è differente. Nel caso della calza a compressione graduata riposante usualmente la taglia viene scelta in base a peso e altezza della persona, mentre nel caso della calza terapeutica è fondamentale la misurazione di lunghezza e diametri dell’arto da trattare. È fondamentale infatti che le misure della calza elastica si adattino al meglio all’arto in quanto altrimenti non riuscirebbero a trasmettere il giusto livello di compressione.

    Il Medico dà indicazione a una calza terapeutica (ma vale anche per i bracciali per l’arto superiore) in base al livello di insufficienza venosa o linfatica, alla presenza di lesioni della pelle che dimostrino una evoluzione non favorevole della malattia, al coinvolgimento di vasi più o meno profondi. In pratica, in caso di situazioni non complicate, si usano compressioni minori, altrimenti si deve aumentare il livello di pressione necessario a curare o comunque non far evolvere ulteriormente il quadro clinico.

    La scelta della taglia della calza elastica in questo caso è fondamentale. Immaginiamo di avere a che fare con una persona che necessita di una 2° con compressione alla caviglia di 18 mm di mercurio. Se indossasse una calza di 3°, più grande, la compressione trasmessa non sarebbe adeguata perché più bassa del necessario, quindi probabilmente inutile. Se all’opposto indossasse una 1° la pressione sarebbe probabilmente eccessiva e potenzialmente pericolosa per la possibilità di comparsa di lesione della pelle da iperpressione.

    Per quanto riguarda l’indossabilità si deve tenere presente che normalmente tanto più una calza deve comprimere tanto più usualmente risulta rigida e quindi meno facilmente indossabile. Del resto, soprattutto in casi di malattie che colpiscono i vasi profondi o che presentano segni di evoluzione non favorevole, la scelta di compressioni elevate è necessaria.

    Anche in questo caso è lo specialista che deve considerare questa variabile nella prescrizione. Prima di tutto deve impiegare del tempo a motivare la necessità di una terapia così importante. Deve poi considerare se la persona sia in grado di indossare da sola la calza elastica prescritta: qualcuno la può aiutare a indossarla ma anche a toglierla? E in caso di impossibilità considerare se sia utile prescrivere una sottocalza che faciliti lo scorrimento, la prescrizione di due calze sovrapposte di pressione minore, la prescrizione di una calza con cerniera, l’uso di un indossatore che faciliti l’operazione…

    La terapia compressiva funziona se la si usa, acquistare una calza terapeutica e lasciarla in un cassetto non serve proprio a nulla!

  • Camminare, la miglior prevenzione. 9 buoni motivi per fare qualche passo in più.

    “Scusi ma cosa servono secondo lei le sue gambe?” Immaginate che una visita angiologica inizi con questa domanda. Alcuni risponderebbero: “A camminare, ma sa, il tempo...”.  Altri probabilmente penserebbero molto male del Medico e sarebbero tentati di…camminare via!

    In effetti ormai camminiamo troppo poco e soprattutto per pochi passi: da casa all’auto, dall’auto al lavoro, dal lavoro al supermercato e naturalmente parcheggiando il più vicino possibile! Ma le nostre gambe servono proprio per spostarci e se non le usiamo potranno solo lamentarsi con sintomi e disturbi vari che nel tempo potrebbero divenire addirittura un impedimento anche grave.

    Ogni gamba deve non solo sostenere il peso del 50% del nostro corpo, ma lo deve pure spostare. Si tratta di un sistema di leve fantastico e coordinato, rappresentato dalle ossa del bacino, su cui grava la colonna vertebrale, che a loro volta sono collegate tramite l’articolazione dell’anca ai femori e questi ultimi a tibia e perone tramite quella meraviglia meccanica rappresentata dal ginocchio. Più in periferia la caviglia e il piede completano il sistema. Il tutto è tenuto insieme da muscoli, legamenti e nervi che sinergicamente lavorano per tenerci in piedi e farci camminare, correre, saltare…

    Ogni chilo in più si scarica per metà sulle nostre gambe; quando i chili sono venti o trenta, magari per gamba, la situazione diventa difficilmente gestibile. Le ossa divengono spugnose, le articolazioni soffrono, le cartilagini che le rivestono si assottigliano, perdono la capacità di lubrificare e agevolare lo scorrimento delle articolazioni, si deformano e riducono l’ampiezza dei movimenti possibili, la caviglia perde buona parte della mobilità, la volta plantare cede alterando l’appoggio, modificandosi nel tempo la stessa fisionomia dell’arto caratterizzata da piattismo plantare e ginocchio valgo. La perdita di mobilità articolare altera a sua volta la capacità delle pompe venose di promuovere un adeguato ritorno vascolare, stasi, edema…

    E allora? Camminiamo! Almeno 10.000 passi al giorno, ma non solo in casa od in ufficio, camminare per brevi tratti serve a poco, ma uscendo magari un po' prima la mattina, andando a fare qualche spesa nei negozi di prossimità, scendendo dai mezzi pubblici una fermata prima, parcheggiando distante dalle nostre mete.

    Ricordiamo che camminare:

    1. Fa bene al cuore che incrementa la capacità di lavoro
    2. Fa bene ai polmoni migliorando la capacità di scambio respiratorio
    3. Fa bene alle ossa combattendo l’osteoporosi
    4. Tonifica i muscoli, migliorandone le performances e la capacità di sfruttare l’ossigeno
    5. Migliora la circolazione arteriosa, venosa e linfatica
    6. Combatte lo stress facendoci rilassare e allontanandoci dalle pene quotidiane
    7. Ottimizza l'umore, come conseguenza di quanto sopra!
    8. Affina le capacità senso-percettive rimettendoci in contatto diretto con la natura
    9. Aiuta a contenere il peso aumentando il dispendio energetico

    La cosa più bella è che si può decidere di camminare ovunque e in qualsiasi momento senza spendere soldi. Un vero regalo per noi stessi!

    Le tecniche del cammino come Nordic walking e Fit walking aiutano ad armonizzare postura, movimento, appoggio e coordinamento dei vari distretti corporei. Le braccia, la posizione del tronco, la stessa testa contribuiscono infatti ad un adeguato coordinamento globale dei vari sistemi.

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