Archivio mensile:giugno 2019

  • Lavorare fa male alle gambe?

    Vi è sicuramente una relazione tra fattori ambientali - caldo, freddo, umidità - e insufficienza venosa, ma non è assolutamente facile individuare e misurare quanto ogni situazione possa realmente influire sui sintomi venosi,  anche perché sono veramente tante le persone che soffrono di questa patologia.

    Molti studi hanno dimostrato che se si annoverano nella cerchia di chi soffre di insufficienza venosa anche coloro che presentano solamente alcuni sintomi - ma non segni clinici rilevanti - più del 50% della popolazione femminile e del 30% di quella maschile può essere considerato flebopatico.

    Nella popolazione di età compresa tra i 18 e i 64 anni, circa un terzo dei pazienti presenta sintomi e segni di insufficienza venosa - indipendentemente dal sesso - percentuale che supera addirittura il 50% nei soggetti di età più avanzata.

    Le cause delle malattie delle vene sono molteplici e concatenate tra loro: la vita sedentaria e il sovrappeso determinano sicuramente l’emergenza clinica di buona parte dei casi di insufficienza venosa, così come lo stare in piedi ma anche lo stare seduti troppo a lungo sono considerati come concausa dell’evoluzione del quadro clinico, pur non essendo essi stessi di per sé a determinare l'insorgere della malattia. La familiarità per malattie venose e il numero di gravidanze per le donne comporterebbe un incremento del rischio assieme a quello - purtroppo inevitabile - dell’avanzare dell'età.

    Un po’ di tempo fa abbiamo provato a indagare le abitudini di vita di un gruppo di donne - 34 soggetti di sesso femminile, per la precisione - costrette per l'attività lavorativa a stare in piedi per molte ore al giorno. L'indagine ha preso in esame non solo le ore lavorative di queste donne, ma anche quelle trascorse al di fuori dell'attività lavorativa, nella quasi certezza che anche nel tempo trascorso al proprio domicilio le abitudini non cambiassero di molto, anche a causa delle incombenze domestiche (vedi tabella).

    In sintesi, i risultati emersi sono stati i seguenti:

    • 6 ore in piedi al giorno in media
    • Solo il 18.7% praticava attività sportiva
    • Il 25% ha consultato uno specialista
    • A tutte è stato prescritto un farmaco, a 6 anche una calza elastica a compressione graduata, anche se a nessuna sono state prese le misure delle gambe per la scelta della taglia corretta
    • Il 78.1% soffriva di cellulite
    • Il 75% era portatrice di teleangectasie
    • Il 12.5% era portatrice di varici
    • Nel 37.5% dei casi vi era familiarità per malattie venose

    Lo studio ha evidenziato come non solo l’elevato numero di ore trascorse in piedi, ma anche - al contrario - la sedentarietà rivesta un ruolo importante come causa di rischio di malattia venosa: meno del 20% delle donne intervistate, infatti, praticava un'attività sportiva nelle ore libere.

    Ancora, si è notato come la familiarità per malattia venosa fosse importante - di poco inferiore al 40% -  e, infine, come molte delle donne oggetto dello studio avessero consultato uno specialista per disturbi alle gambe. Fra queste ultime, una gran parte presentava già segni di insufficienza venosa, ancorché minori, come pannicolopatia e teleangectasie.

    Questi dati ci confermano che anche chi non presenta segni evidenti di malattia venosa può, tuttavia, soffrire di sintomi che la richiamano.

    In molti casi una calza elastica - purché correttamente utilizzata - è sufficiente per tenere a bada la sintomatologia. Per quale calza optare? È sempre meglio rivolgersi al proprio medico prima di scegliere una calza elastica, soprattutto se terapeutica. In ogni caso se non vi sono segni di insufficienza venosa avanzata - che possono essere individuati facilmente con una visita medica - e se le proporzioni degli arti sono normali, può essere utilizzata anche una calza riposante, con una compressione alla caviglia dichiarata di almeno 10-12 mm di mercurio. Una calza terapeutica è invece assolutamente indicata in caso di situazioni cliniche più avanzate, anche se a prescriverla dovrà essere necessariamente un medico.

    Altrettanto fondamentale - al fine di ridurre la sintomatologia e prevenire disturbi più complessi - è correggere gli stili di vita errati: al lavoro, per esempio, sarebbe importante fare una breve passeggiata almeno ogni due ore, così come si dovrebbe prevedere di percorrere un tratto a piedi per arrivare e lasciare il posto di lavoro, magari evitando di posteggiare l’auto proprio in prossimità dello stesso o scendendo dai mezzi pubblici una fermata prima del previsto.

    Infine, per prevenire complicanze vascolari arteriose, è necessario evitare il sovrappeso e seguire un’alimentazione equilibrata, che preveda l’assunzione di abbondanti quantità di frutta e verdura, come previsto dalla dieta mediterranea, non a caso riconosciuta dall'UNESCO come bene protetto e inserito nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità nel 2010!

  • Sovrappeso, obesità, e gambe pesanti i guai evitabili!

    Dottore, mi fanno male le gambe! Quasi a ogni seduta ambulatoriale ci si sente ripetere questa frase, spesso pronunciata da signore un po' robuste che si approcciano alla scrivania con la tipica andatura resa difficoltosa da gambe di aspetto e dimensioni colonnari!

    Il sovrappeso e l’obesità, da  sempre associati alla ridotta mobilità e all’ alimentazione scorretta, sono fattori di rischio per lo sviluppo di malattie vascolari.

    Il sovrappeso, inteso come aumento della circonferenza dell’addome - 102 centimetri per i maschi, 88 per le donne -, gli  aumentati livelli di glicemia - superiore a 110 mg/dl -, i valori di pressione superiori a 130/85 mmHg, i trigliceridi superiori a 150 mg/dl, il colesterolo HDL  - quello “buono" - inferiore a 40 mg/dl: sono questi gli elementi che caratterizzano la cosiddetta sindrome metabolica, ossia quella particolare condizione clinica  che concorre ad aumentare la possibilità di sviluppare patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio, oltre che diabete.

    Ma proviamo a dare qualche definizione di queste condizioni, in modo semplice e chiaro.

    Il sovrappeso indica generalmente un eccesso di peso rispetto agli standard fissati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. È un problema diffuso in tutte le fasce della popolazione: siamo, purtroppo, tutti abituati a acquistare molto cibo e a muoverci poco. Paradossalmente, vi è anche una relazione tra peggioramento dello stato economico e aumento del peso, dovuta alla scelta di cibi meno nobili e più ricchi di grassi.

    L’obesità, invece, secondo la definizione fornita dalla stessa OMS è una patologia cronica caratterizzata da un accumulo eccessivo o anormale di tessuto adiposo che può influire negativamente sullo stato di salute, causando un incremento della possibilità di sviluppo di malattie e della mortalità delle persone che ne sono portatrici.

    Il numero degli obesi  è in rapida crescita: da dati pubblicati risulta che nel mondo oltre 1 miliardo di persone adulte sia in sovrappeso e circa 310 milioni siano obese. Anche in Italia l’obesità rappresenta un fenomeno in preoccupante aumento: oltre il 35% circa degli adulti, infatti, è in sovrappeso e il 10% circa è obeso. È sempre In Italia, inoltre, che si registra il record europeo di obesità infantile, con il 36% dei bambini che è in sovrappeso e il 10-15% che è obeso.

    Il Body Mass Index - BMI - o Indice di Massa Corporea - IMC -   è il parametro più utilizzato per ottenere una valutazione generale del peso corporeo. Mette in relazione, con una semplice formula matematica, l'altezza e il peso di un soggetto.

    Si ottiene dividendo il peso del soggetto, espresso in kg,  con il quadrato dell’altezza, espressa in metri. Il risultato di tale formula classifica il soggetto in un'area di peso che può essere: normale - sottopeso - sovrappeso - obesità di medio grado - obesità di alto grado.

    BMI                CONDIZIONE

    < 16.5             GRAVE MAGREZZA

    16-18,49         SOTTOPESO

    18.5-24,99      NORMOPESO

    25-29,99         SOVRAPPESO

    30-34,99         OBESITÀ CLASSE I (lieve)

    35-39,99         OBESITÀ CLASSE II (media)

    40                    OBESITÀ CLASSE III (grave)

    Ormai è possibile calcolare online senza difficoltà il proprio BMI e rendersi conto della propria condizione in diretta: tanto per fare un esempio, se si è alti 1,70 m e si pesa 60 kg, per calcolare il BMI bisognerà eseguire la seguente operazione:  60: (1,70)2 = 60: 2,89 = 20,76.

    Se confrontiamo il risultato ottenuto con la tabella indicata, vedremo che si è assolutamente normopeso!

    Qualche anno fa abbiamo studiato la popolazione di un paese della Brianza: il  BMI è risultato maggiore di 25  - classificandole dunque come persone sovrappeso - nel 42% circa dei soggetti di età compresa tra 40 e 69 anni, nel 36% dei soggetti più giovani e nel 26%  dei soggetti di età superiore a 70 anni; fra questi ultimi, tuttavia, era in sovrappeso il 71% di coloro che aveva già sofferto di una malattia vascolare. Si è in tal modo evidenziata una diffusa, ridotta attenzione alla prevenzione,  che ha trovato conferma anche nei soggetti malati. Dati sovrapponibili si sono rilevati, inoltre, riguardo alla presenza di criteri indicativi di sindrome metabolica, presenti nel 16% circa della popolazione, ma in oltre il 46% di chi aveva già subito in passato una patologia di ordine vascolare!

    Ma quali sono le malattie che si possono manifestare in conseguenza del sovrappeso?  Quando ad essere interessate sono le coronarie, le carotidi, l’aorta e le arterie degli arti inferiori si possono verificare angina pectoris, infarto, ictus cerebrale, dilatazioni dell’aorta e la famosa malattia delle vetrine, tutte causate dal deposito di grassi - le cosiddette placche - nelle pareti delle arterie stesse.

    Sul versante venoso, invece, l’accumulo dei grassi contribuisce alla sensazione di pesantezza degli arti e concorre a peggiorare l’efficienza del circolo riducendo la capacità di camminare, fondamentale per migliorare l’efficienza del ritorno venoso.

    Ancora, il sovrappeso e l’obesità sovraccaricano e peggiorano la funzionalità delle articolazioni della caviglia e delle ginocchia, causano cedimento della volta plantare del piede - il piede piatto - ed interferiscono col movimento e il cammino in un circolo vizioso che si autoalimenta.

    A peggiorare ulteriormente il quadro interviene l’insufficienza linfatica. I vasi linfatici normalmente si occupano di trasportare parte dei liquidi che fuoriescono dai vasi, ma non sono in grado di aumentare di molto le loro capacità di trasporto; di conseguenza si verifica un accumulo di acqua  - l’edema - nella periferia, in particolare nelle gambe, che spesso viene confuso con la ritenzione idrica.

    Molte delle alterazioni descritte inizialmente non danno sintomi - o ne danno di scarsa entità - e sono in principio reversibili. Tuttavia, quando viene superata una certa soglia critica, diventano sintomatiche, irreversibili e, purtroppo, spesso invalidanti.

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