Archivio mensile:marzo 2019

  • Calze preventive o curative: quale modello scegliere?

    In commercio si trovano calze di varia qualità e indicazioni. Molto frequentemente anche calze graduate in denari riportano il livello di compressione trasmesso alla caviglia che può in alcuni casi avvicinarsi come entità a quello caratteristico per calze curative, anche se raramente superiore ai 12 – 15 mm di mercurio.

    Come si è già accennato in altre occasioni in questa rubrica vi sono importanti differenze strutturali tra calze preventive o di supporto e curative. Le seconde hanno solitamente livelli di compressione più elevati con una decrescenza della stessa verso l’alto atta a facilitare il ritorno venoso, dettata da normative internazionali e spesso certificata; le prime non possono invece garantire tali caratteristiche anche per le differenti modalità di tessitura e tipo di filati.

    In ogni caso si deve sempre tenere presente che in caso di malattia venosa di una certa rilevanza, per esempio già in caso di presenza di varici, soprattutto se sintomatiche, vi è sicuramente indicazione a una calza terapeutica che dovrebbe sempre essere prescritta dal Medico tenendo in considerazione anche la conformazione della gamba nella scelta della taglia. Non si deve dimenticare che una calza terapeutica è del tutto equivalente a un farmaco per effetti ma anche controindicazioni e non può né deve essere scelta irrazionalmente.

    Una calza preventiva, detta anche di supporto, trova invece il suo corretto utilizzo in tutti quei casi di insufficienza venosa iniziale, per persone che per varie ragioni sono costrette a lungo in piedi, magari ferme, che accusano pesantezza e lieve gonfiore la sera. Anche in questo caso però si deve porre attenzione alla conformazione della gamba o dell’arto in quanto se vi fossero importanti differenze di circonferenza tra gamba e coscia, per esempio in persone con rilevante sovrappeso, si potrebbero creare effetti “laccio” che potrebbero addirittura ostacolare, più che agevolare, il ritorno venoso, ottenendosi così l’esatto opposto dell’atteso e potenzialmente anche danni.

    In molti casi i produttori riportano anche sulle confezioni di calze di supporto indicazioni per la scelta della taglia sulla base di peso ed altezza, nettamente più grossolane rispetto a quanto necessario per la scelta della taglia di calze terapeutiche ma comunque utili. Non bisogna mai comunque immaginare di poter acquistare questi prodotti riferendosi alla taglia che si utilizza normalmente con calze “moda”. Una calza elastica, indipendentemente dalla qualità e dalle indicazioni, deve sempre adattarsi e “vestire” al meglio la gamba cui è destinata per ottenere i migliori risultati

     

  • Le Calze Antitrombo: quando e a cosa servono?

    È ormai diventato usuale sentirsi richiedere, al momento di un ricovero programmato per un intervento chirurgico di elezione, non urgente, l’acquisto di una calza cosiddetta “antitromboembolica” che verrà fatta indossare subito prima di essere trasportati in sala operatoria oppure posizionata dal personale sanitario durante o immediatamente dopo lo stesso. Più raramente vengono fornite dalle stesse strutture sanitarie che ricoverano la persona.

    Normalmente si tratta di calze “bianche” elastiche che hanno caratteristiche simili ma non uguali alle calze terapeutiche di cui si è parlato in altre occasioni.

    Ma a che servono? 

    Oltre al rischio insito nel tipo di intervento cui ci sottoporremo a molti tipi di chirurgia si aggiunge il pericolo di sviluppare una trombosi venosa, altrimenti detta flebite flebotrombosi… tutte definizioni sostanzialmente equivalenti e la sua complicanza più temibile: l’embolia polmonare.

    Questa eventualità non è da imputare al Chirurgo e alla sua capacità ma è tipica del tipo di intervento e anche a volte incrementata dalla malattia per la quale lo si subisce. È possibile infatti calcolare, ovviamente in maniera statistica e non certo personalizzata, il rischio trombotico in relazione a Paziente, tipo di intervento e malattia che lo determina.

    Come lo si riduce?

    Se si tiene presente che la riduzione della mobilità, tipica del post-operatorio, è concausa dello sviluppo di una trombosi a sua volta determinata dal rallentamento della velocità del sangue nelle vene, l’inizio il più precoce possibile del cammino è il provvedimento più importante. La somministrazione di eparina, le punturine che si fanno sottocute di solito nella pancia, riduce anch’essa la possibilità di trombosi. Le calze antitrombo aiutano invece ad aumentare la velocità di scorrimento del sangue nelle vene anche in questo caso con effetto antitrombotico.

    La loro efficacia è massima soprattutto quando la persona è immobilizzata al letto, ma per le caratteristiche costruttive non riescono più ad agire in maniera adeguata quando il Paziente si rimette in piedi e riinizia a muoversi autonomamente con regolarità. Quando questo avvenga, il più precocemente possibile come si diceva, la calza antitrombo dovrebbe essere sostituita, se necessaria, da una calza terapeutica normale.

    A seconda dei casi si deve tener presente che una corretta terapia, complessiva, antitromboembolica, è in grado di ridurre il rischio trombotico, per esempio in chirurgia ortopedica dell’anca, dal 60% a meno del 10% circa! Non poco! Sicuramente provvedimenti da seguire e mettere in atto con assoluta serietà!

  • La calza elastica ed il filo di argento.

    L’argento è dotato di proprietà antisettiche,  disinfettanti e germicide che da tempo vengono sfruttate in medicina.

    Molti prodotti per la cura delle ulcere della pelle sono a base di argento, persino alcuni spazzolini da denti hanno una base in argento, alcune creme per la disinfezione e la cura della pelle lo contengono.

    Qualche anno fa si sono resi disponibili filati d’argento con caratteristiche tali da poter essere intessuti all’interno della trama delle calze elastiche facendo sì che fossero a contatto con la pelle per sfruttarne le proprietà già descritte.

    In particolare questo tipo di calze a compressione graduata sono state proposte per i casi di malattia venosa più avanzata quando le alterazioni della pelle divenuta sottile, disidratata, facile alle lesioni ed incapace fare da barriera al passaggio di batteri, fossero tali da rendere la persona a rischi di infezioni. Ciò si verifica spesso dopo la guarigione di ulcere venose ed in ogni caso in cui l’ insufficienza venosa sia evoluta negli stadi più avanzati. Accanto a questi pregi si sfruttavano le capacità di disperdere in maniera più efficace il calore e la sudorazione a loro volta possibili cause di comparsa di nuove lesioni.

  • Calze elastiche: le diverse classi di compressione.

    K1, K2, K3: queste sigle descrivono il livello di compressione trasmesso dalle calze elastiche terapeutiche che di norma vengono prescritte dallo Specialista quando la persona che ha richiesto le sue cure soffra di una insufficienza venosa.

    Ma quale è la differenza tra le calze a compressione graduata con diverse sigle e soprattutto perché è necessario disporre di differenti compressioni per trattare una sola malattia?

    Già in altre occasioni avevamo accennato al fatto che la definizione di insufficienza venosa è piuttosto generica e racchiude in se quadri clinici molto differenti, dalla semplice dilatazione di piccole venuzze superficiali, che creano un danno solo estetico, alla comparsa di vere ulcere della pelle causate da quadri molto avanzati.

    Tanto più la malattia venosa è avanzata, tanto più bisogna schiacciare ed altrettanto tanto più profonde sono le vene ammalate tanto più si rende necessario applicare una compressione elevata.

    Il Medico durante la visita si rende conto dell’entità del danno, può studiare il circolo venoso anche grazie ad un eco-doppler per capire quali siano le vene interessate e di conseguenza scegliere e consigliare la compressione più adatta.

    La calza di classe 1 (K1) è più leggera della classe 2 (K2) e questa più leggera della classe 3 (K3).

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